top of page

Pratica Sperimentale – Episodio 1: “Non ho tempo”

25 set
Tempo di lettura: 3 min

Sono ormai più di dieci anni che ci occupiamo di progettare e portare in aula attività di carattere sperimentale e pratico. Le maggiori soddisfazioni le abbiamo avute nelle scuole primarie e nel primo anno delle scuole secondarie di primo grado. Non è un caso.


Per i discenti, a questa età l’entusiasmo e il coinvolgimento in attività manipolative sono essenziali per accrescere le proprie competenze. Per noi docenti, questa è l’età ideale per riuscire a mostrare che la Scienza non è solo un insieme di concetti e formule, ma anche un metodo di lavoro, un divertente banco di prova in cui “giocare” con la natura per scoprire fenomeni nuovi e interessanti. (Scrivo Scienza, con la S maiuscola, per riferirmi a quell’impresa di costruzione di una conoscenza condivisa e sempre correggibile, fondata sul metodo scientifico).


Tuttavia, parlare di attività sperimentale nelle STEM alle scuole primarie è spesso complesso. Esistono molti motivi per cui, in classe, lo spazio per esperimenti e attività di laboratorio è ridotto (e, in alcuni casi, completamente assente). Giusto per citare alcune criticità che abbiamo sentito molte volte:


  1. “Non ho tempo, come faccio a fare lezione, dare i compiti, correggerli, fare verifiche, scrivere i giudizi, sorveglianza… fare esperimenti richiede tempo, non ce la faccio.”

  2. “Gestire 25 studenti è già complicato, se poi facciamo esperimenti non riesco a seguire tutti...”

  3. “Il problema sono i materiali, non abbiamo un laboratorio fornito a scuola. Spesso acquisto materiali anche con i miei soldi pur di proporre attività…”

  4. “Fare esperimenti vuol dire cercare e preparare i materiali, rimettere in ordine quando si ha finito… tutto tempo difficile da trovare.”

  5. “... ma poi se faccio gli esperimenti e non vengono? Come faccio a portare in classe un esperimento che non viene?”

  6. “Sarebbe bello fare anche esperimenti di fisica, ma non ne so molto.”

  7. “... e se mi fanno domande e non so rispondere?”

  8. “Gli spazi nella scuola non ci sono, non ho un aula dove fare attività che sia ben attrezzata”.


Potrei citare molte altre affermazioni ma queste sono le più frequenti e, certamente, le più complesse e reali.


Ho deciso di provare, nelle prossime settimane, a rispondere a questi punti. Sono sicuro che a volte fornirò risposte che ti sembreranno utopistiche, ma lo farò per farti avvicinare al mio punto di vista. In altre parole, non proverò a fornire risposte o soluzioni “chiavi in mano”, ma cercherò di riflettere ad alta voce per offrirti un punto di vista terzo che, spero, possa innescare qualche riflessione generativa.


Iniziamo con la prima: “non ho tempo”.





È un'affermazione che abbiamo sentito spessissimo. È assolutamente vera ma, a conti fatti, vale per tutto quanto facciamo in ogni ambito della vita. Il tempo è da sempre l’unico fattore limitante nelle nostre scelte, che decide quante giornate di ferie abbiamo o in quante occasioni possiamo incontrare le nostre famiglie. Sono però convinto che non si debba ridurre tutto a quanto tempo abbiamo e a quanto è lunga la lista di cose da fare. È invece necessario avere una lista di azioni, ordinate in base alla propria priorità pedagogica.


L’educazione scolastica passa spesso attraverso la “quantità” di temi affrontati – dalla preistoria al Covid, da Euclide a Einstein. Tuttavia, nell’educazione scientifica la “qualità” dei temi trattati e dei metodi utilizzati è decisamente più importante della loro quantità. Anche solo comprendere fino in fondo il concetto di baricentro, ad esempio, può avere un grande impatto sulla curiosità e sulla consapevolezza di ragazze e ragazzi, contribuendo ad alimentare la loro passione per la scienza.


La pratica sperimentale condotta correttamente – e cercherò nelle prossime settimane di chiarire cosa intendo con questa affermazione – aiuta non solo a esplorare e affrontare un argomento, ma permette di incontrare il metodo scientifico che, grazie al suo forte impatto emotivo, aiuta a fissare in memoria quanto affrontato.


Per fare un esempio, torniamo al baricentro. Sicuramente si può leggere la definizione di baricentro su un libro, impararne la formula e provare a rappresentarsi mentalmente un punto che, pur non essendo visibile, descrive una proprietà concreta di un oggetto. Ma si può anche provare a individuare sperimentalmente il punto di equilibrio di un oggetto reale – formulando ipotesi, mettendole alla prova e correggendole di fronte a un risultato inatteso (ossia “ma poi se faccio gli esperimenti e non vengono?”, di cui parleremo più avanti). In questo secondo caso, si è appreso cosa sia un baricentro ma, al tempo stesso, si è fatta esperienza diretta di come si costruisce e si verifica una conoscenza scientifica.


In altre parole, la forma mentis scientifica può nascere dalla lettura e dalla riflessione, ma la pratica sperimentale offre una strada particolarmente potente per svilupparla. E su come percorrerla, concretamente, vale la pena tornare.




Commenti


bottom of page