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Vedere per comprendere: trama e ordito della conoscenza

21 set
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 22 set

Ci sono cose che sono intimamente invisibili. I nostri pensieri, il legame che abbiamo con le persone, i campi gravitazionali, il tempo. Non possiamo percepirle direttamente: possiamo coglierne la presenza attraverso gli effetti che producono e le tracce attraverso cui si rendono riconoscibili.


Altre cose sono invisibili in un modo più sottile. Il vento che fa oscillare le foglie degli alberi, i tombini lungo le strade, i licheni sui muri, le facciate delle case che lentamente si scoloriscono, le sfumature che rendono unico ogni individuo. Sono tutte cose che possiamo in qualche modo vedere, ma che spesso non guardiamo. L’abitudine e la velocità (e a volte l'indolenza) con cui attraversiamo il mondo le rendono invisibili ai nostri occhi – e, spesso, anche alla nostra consapevolezza.


Ogni volta che noi, in ufficio, riflettiamo – quasi filosoficamente – su ciò che vediamo, ci rendiamo conto che spesso parliamo della stessa cosa, ma prendendola da prospettive e punti di partenza differenti. In fondo, ogni fenomeno risuona con altri attraverso concetti adiacenti. Un campo gravitazionale e il legame tra due persone, per esempio, appartengono a mondi completamente diversi, ma possiamo riconoscere in entrambi l’idea di attrazione, qualcosa che agisce a distanza e modifica il comportamento di ciò che gli sta intorno. Allo stesso modo, il concetto di cambiamento sta alla base della lenta trasformazione di una facciata e all’evoluzione di una ecosistema. E il vento che non possiamo vedere e una comunità umana che non riusciamo a riconoscere possono entrambe portarci a riflettere su ciò che è presente ma non percepito. In una rivisitazione concettuale, tutto è legato con tutto e ogni cosa può essere misura di ogni altra cosa.


(foto di Shelby Cox)


Bada bene: non intendo confondere fenomeni diversi, ma suggerire la possibilità di usare ciò che sappiamo di un fenomeno per imparare a guardare anche gli altri. È uno dei modi in cui la conoscenza diventa una rete: ogni trama può diventare una lente attraverso cui osservare ogni ordito.


Per noi, rendere visibile la scienza è questo. Non significa soltanto rendere percepibile ciò che i nostri sensi non possono raggiungere. Significa anche trovare nuovi modi per osservare ciò che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi. Continuare a cambiare scala, punto di vista, aggancio narrativo, strumento o domanda – fino a quando qualcosa che sembrava ovvio torna a diventare interessante o, in molti casi, addirittura sorprendente.

Il più delle volte lo facciamo, per formazione, partendo dai fenomeni scientifici per osservarne altri nella società, nell’economia, nell’arte o nella filosofia. Altre volte seguiamo il percorso inverso. In entrambi i casi, la rete della nostra conoscenza diventa sempre più intricata e molteplice.


Abbiamo affinato questo nostro approccio partendo dallo sviluppo del kit Colore per COOP Italia, poi con HOP! Hands-On Physics in collaborazione con CERN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Fondazione Agnelli, ancora con Sparkle promosso dalla Fondazione Bruno Kessler. Poi abbiamo concepito BRIGHTBOX.



BRIGHTBOX è una collezione di strumenti in legno e plexiglas per esplorare concetti apparentemente elementari — equilibrio, leve, baricentro, tabelline, moltiplicazioni, frazioni, equazioni — e scoprire che dietro ciò che sembra semplice ci sono strutture, relazioni e possibilità. Oggetti che si possono costruire, toccare, muovere, combinare, osservare. Non dispositivi sofisticati di ultima generazione, ma strumenti che ci permettono di porre la domanda giusta con cui interrogare il mondo.



Abbiamo deciso di non fermarci agli strumenti ma di distillare e rendere visibile il nostro pensiero scrivendo il “romanzo didattico” che accompagna gli strumenti. Un solido in equilibrio può diventare il punto di partenza per parlare di ecosistemi complessi; una struttura appesa a un filo può diventare una metafora concreta della fragilità di molti equilibri sociali; l’aritmetica può rafforzare la nostra comprensione dell’ordine matematico che attraversa la Divina Commedia.


Per noi, rendere visibile significa proprio questo: non limitarsi a mostrare qualcosa, ma costruire e nutrire le condizioni perché possa essere osservato, interrogato e compreso. Perché, soprattutto nella nostra esperienza quotidiana, la scienza non comincia quando compare qualcosa di nuovo davanti ai nostri occhi. Comincia quando impariamo a guardare ciò che era già lì, utilizzando gli strumenti – fisici e concettuali – che abbiamo a disposizione.


E forse è proprio questo il senso più profondo della scienza: trasformare l’invisibile in uno sguardo, e quello sguardo in una nuova possibilità di comprendere la trama e l'ordito dell'universo.

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